Alla scoperta delle bellezze naturali

L’ambiente e la natura fin, dal passato, hanno sempre rappresentato una risorsa e un patrimonio per tutta la comunità. Alla sguardo del visitatore si presenta un paesaggio tipicamente collinare dalle linee dolci e dalla vegetazione rigogliosa, con colori e immagini di rara intensità e suggestione. Il caos della città qui è distante anni luce: in questo piccolo paradiso a farla da padrone è il silenzio. Per gli amanti delle passeggiate nel verde della natura c’è la possibilità di percorrere sia in bicicletta che a piedi un’ampia rete di sentieri attrezzati possono arrivare fino alla cima del Monte S. Pancrazio (1027 m slm) attraverso un’altra rete di sentieri nel bosco, tutti tracciati e segnati.

I boschi

Nel patrimonio boschivo del comune di Otricoli l’essenza arborea più diffusa è sicuramente il leccio, ma sono presenti anche il castagno, la quercia, il cerro, l’orniello e l’olmo. Ricordiamo inoltre il pino di Aleppo, il sorbo domestico, il terebinto, il corbezzolo, l’acero montano, il sambuco e l’alloro. In tutte le stagioni si possono osservare le diverse manifestazioni della flora: così, per esempio, nel periodo invernale si può ammirare il lussureggiante splendore del viburno, con le drupe tondeggianti di colore blu-nero con riflessi argentei. Sui prati montani si possono incontrare numerose piante note per le loro virtù medicinali come la santoreggia (chiamata localmente mentuccia), il finocchio selvatico, l’elicriso italico dall’intenso profumo di nettare, l’elegante euforbia arborea, la borragine dai fiori blu cobalto e, non ultima, la juniperus sabina, arbusto dal forte odore e dal sapore aromatico e resinoso. Tra le specie erbacee si possono trovare alcune orchidee spontanee del genere Orchis e Ophris. Non mancano inoltre i prodotti pregiati dei boschi, i funghi ed i tartufi, ingredienti base anche della nostra tradizione culinaria. Tra i funghi ricordiamo quelli che hanno una maggiore fama gastronomica come il porcino, l’ovolo buono ed il galletto. Per quanto riguarda la fauna, dai nostri territori sono spariti il lupo tra gli anni 1950/1960, anche se negli ultimi anni sembrano essere tornati, l’orso i cui ultimi avvistamenti risalgono al XVI secolo ed il cervo e il capriolo dal XVII secolo. Sono invece presenti in modo esteso i cinghiali, a causa della loro alta capacità di riproduzione, della loro rusticità e della mancanza di predatori. Tra i mammiferi di taglia inferiore possiamo facilmente incontrare l’arvicola, il quercino, il riccio, il moscardino, il ghiro, il gatto selvatico, l’istrice, la lepre, la faina, il tasso, la donnola, lo scoiattolo e naturalmente la volpe. I nostri boschi sono popolati da numerose specie di uccelli: non solo passeriformi, ma anche strigidi e rapaci come la civetta, l’assiolo, il gufo, l’allocco, il barbagianni, la poiana,il falco pellegrino e il gheppio, o ancora il cuculo, il colombaccio, la cornacchia grigia, il picchio,, la ghiandaia, la cincia, la gazza, e l’ upupa. Gli anfibi presenti nelle nostre zone sono il rospo comune, la raganella, la salamandrina, il tritone comune e crestato, vari tipi di rane (verde, italica, dalmatina) e l’ululone dal ventre giallo. Tra i rettili abbiamo l’orbettino, il ramarro, la lucertola campestre, la luscengola, il cervone, il biacco, la coronella austriaca, il colubro di Esculapio, la natrice e non ultima la vipera. Negli artropodi, oltre alle specie comuni, una nota particolare riguarda un lepidottero (farfalla) di grandi dimensioni e di notevole bellezza: Caraxes Jasus. Questo insetto, superstite di una fauna mediterranea calda africana, nella forma larvale di bruco, si nutre del corbezzolo.

I boschi di Poggio di Otricoli

Qui, la permanenza dell’antica tradizione rurale ha generato un rapporto particolare che lega il paesaggio ai prodotti tipici del territori. Il paesaggio fisico di Poggio propone all’interno dei confini amministrativi il dualismo fra montagna calcarea e colline sabbiose-argillose: le prime occupano la parte orientale, le seconde quella occidentale. Le quote maggiori sono raggiunte nella zona est e nord-est di questa isola amministrativa: quella massima si trova, per la precisione, sul versante occidentale del Monte S. Pancrazio, dove il confine con Calvi e Stroncone si spinge quasi sino alla vetta (1027 m). Il versante occidentale del Monte S. Pancrazio, dapprima piuttosto acclive, si addolcisce attorno agli 800 m, quindi si protende verso Poggio, con la cima smussata e tondeggiante del Monte Scetelle (o Cetelle o Acetelle) (801 m), il secondo rilievo, per altezza, dell’isola. A nord dello Scetelle, oltre l’incisione del Fosso Aravecchia, si erge il Monte Perello (676 m). Il confine con Narni corre sulla sua vetta e, proseguendo in direzione nord-ovest, su quella del Monte Oriolo (619 m). Questi rilievi digradano verso la parte occidentale dell’isola in maniera alquanto articolata. Dopo essersi innalzato a 492 m con lo sprone costituito dal Colle del Tiglio, il Monte Scetelle raggiunge con miti pendenze il Fosso della Spinarola a sud e quello dell’Aravecchia ad ovest. Questi due corsi d’acqua corrono in avvallamenti rispettivamente a nord ed a sud della collina che ospita l’abitato di S. Maria; ad ovest di questo un avvallamento, solcato dal Fosso l’Aia, porta ad un’altra groppa collinare, Colle del Sole. Spostandosi in direzione di Otricoli si incontra un nuovo ristretto assolcamento in cui scorre nuovamente il sinuoso Fosso Aia.

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Il Monte Perello ed il Monte Oriolo digradano in maniera altrettanto articolata: il loro versante occidentale si distende dapprima in dolci pendii, quindi si innalza in sproni tondeggianti che, con pendenze piuttosto elevate, giungono al corso dell’Aravecchia. L’isola presenta quindi una morfologia divisa in due parti ben distinte dal tracciato della strada provinciale Calvese che, ad ovest si snoda a ridosso della zona con le pendenze più elevate e dai caratteri decisamente montuosi, mentre ad est costeggia quella della morfologia più dolce. La provinciale individua anche il confine geologico fra la parte calcarea e quella sabbioso-argillosa. L’idrografia è imperniata sul Fosso Aravecchia: tale corso d’acqua si origina nell’avvallamento che divide i versanti del Colle di Vasciano (925 m) e del Colle Ventatoio (909 m). Giunto a sud di Poggio piega verso nord-ovest, quindi riceve, presso Ponte Arverino, le acque del Fosso dell’Inferno (che segna per un tratto il confine nord-ovest con Narni). A partire dalla confluenza piega questa volta verso sud, costeggiando il Colle di S. Maria; con il nome di Torrente l’Aia, raggiunge poi il confine con Calvi, infine prosegue verso il territorio di Otricoli. Da segnalare è pure il Fosso della Spinarola che, segnato il confine con Calvi, confluisce nel Torrente l’Aia poco a sud di S. Maria. La vegetazione spontanea presenta una distribuzione ineguale ed anche in questo caso la provinciale per Calvi funge da confine; ad ovest il bosco è presente in lembi isolati mentre ad est le zone montuose sono fittamente boscate: il bosco riveste interamente i versanti dei rilievi orientali dove, oltre alle latifoglie (lecci, carpini, roverelle, aceri) è da segnalare la presenza di discrete estensioni di Aleppo (Pinus halepensis), sui versanti del Colle Roncione (478 m), poco ad est di Poggio. La copertura boschiva si presenta uniforme; solo in alcune limitate zone della parte nord dell’isola si dirada, lasciando spazio ad esigui pascoli che sarebbe più corretto definire boschi radi.