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Storia

La città medievale e moderna fu edificata sulla stessa collina, occupata precedentemente dal centro preromano, che permette di dominare un lungo tratto della valle del Tevere, dando all’insediamento quell’aspetto di piccola roccaforte da cui derivò il nome.
Inglobati all’interno della cinta muraria altomedioevale sono ancora visibili alcuni tratti delle mura originarie, risalenti al IV sec. a.C. e costituite da grossi blocchi squadrati di tufo; non resta, invece, alcuna traccia delle porte originarie.
Nel corso del VII secolo d. C. , quando venne rioccupato il colle, la città sfruttò a scopi difensivi la cinta muraria preromana; la ricostruzione delle mura attualmente visibili si data all’inizio del XIII secolo, dopo che la cinta muraria più antica, fu distrutta dai narnesi.
L’abitato medioevale si struttura lungo il dorsale naturale del colle, intorno all’asse viario principale, al cui centro, si trova la piazza, posta in corrispondenza della sommità dello stessa collina.

Otricoli – età Preromana
Le evidenze di insediamento umano risalgono al  VIII sec. a.C. con resti della prima età del Ferro nei pressi della loc. Sgorga, a ridosso del Tevere, zona strategica per gli scambi commerciali con l’Etruria e il Lazio. L’antico abitato umbro-sabino doveva sorgere sul colle dove è situata la moderna Otricoli, il centro umbro confinante ad ovest con il territorio falisco e a sud est con la Sabina tiberina presenta numerose testimonianze dell’età preromana.
Il centro umbro doveva essere difeso da una struttura muraria, costruita con grossi blocchi tufacei non legati da malta e, in due diversi punti, rinvenuti sotto le cinta medievali.
Non restano, invece, tracce delle porte  originali che dovevano essere collocate sotto quelle medioevali, Porta San Severino e Porta Maggiore.
I materiali più antichi provengono dalle necropoli arcaiche ubicate sul pianoro sottostante l’attuale centro in particolare in loc. Cerqua Cupa, pod. Lupacchini, loc. Crepafico; qui i rinvenimenti di tre tombe, tutte scavate nel bancone tufaceo e databili VI-VII a.C. , hanno, infatti, riportato alla luce numerosi oggetti riferibili ai corredi funerari e, attualmente, conservati nell’Antiquarium Casale San Fulgenzio.

Otricoli – età Romana
Ocriculum, alleata di Roma nel 308 a.C., dopo la battaglia di Mevania, svolse una funzione strategica come città di confine tra l’Umbria e la Sabina e come punto di scambio tra la viabilità fluviale e terrestre lungo la via Flaminia. I rapporti commerciali con Roma erano, infatti, intensi grazie al vicino porto fluviale sul Tevere detto “porto dell’Olio”di origine romana ma usato anche per tutta l’età papale, ed alla via Flaminia realizzata nel 220 dal console Flaminio.
Ascritta alla tribù Arnensis, divenne municipio e nella suddivisione operata da Augusto venne assegnata alla Regio VI, di cui costituì l’estremo lembo verso la Sabina.
In età imperiale ebbe vita fiorente con un’economia basata sull’agricoltura, sul commercio e sull’industria figulina e di tegole e mattoni; le bellezze naturali del territorio, inoltre, la rendevano anche un luogo adatto per la villeggiatura.
La città venne distrutta fra il 569 ed il 605 d.C. durante l’invasione longobarda. L’abbandono della città sviluppata su un’ansa del Tevere, nella seconda metà del VII sec. d.C., a vantaggio del recupero del colle preromano, fu dovuto ad un insieme di fattori tra i quali le numerose inondazioni del Tevere e gli spostamenti del letto del fiume.

Otricoli – età Medioevale
Alla fine del VII sec. d.C., recuperato il sito originario sul colle, la città di Otricoli entrò definitivamente nell’orbita del papato. Dopo le dispute con il Comune di Narni, nei primi secoli dopo il mille, la sua storia venne a coincidere con quella dello Stato Pontificio fino al 1860, quando con il plebiscito del 4 novembre, l’Umbria venne annessa al Regno d’Italia.

Durante il dominio Pontificio le principali risorse di Otricoli erano l’agricoltura e il commercio di prodotti alimentari; posta lungo una delle principali arterie dello Stato Pontificio, la città di Otricoli, era caratterizzata dalla presenza di molte osterie che si affacciavano sulla via consolare e che erano luoghi di ristoro, di sosta e di mescita del vino.
Nei pressi di Otricoli si trovava l’osteria delle Rocchette e nel borgo quelle dell’Angelo, delle Chiavi, del Pozzo, della Corona, del Sole, Bersiani. Erano edifici a due piani con portici, stalle, cantine, fienili, orti con alberi da frutto; le stanze da letto si trovavano al secondo piano ed erano assai economiche. Ne esisteva­no, comunque, anche per gli ospiti illustri, come quelle del Cardinale dell’osteria dell’Angelo.
In una delle taverne era collocata, inoltre, la sede della stazione di posta delle lettere e dei cavalli.

Otricoli – età Moderna
Al tramonto dello Stato Pontificio, il Comune di Otricoli apparteneva alla Delegazione Apostolica di Spoleto (dipendente dalla delegazione di Perugia, Spoleto e Rieti) rientrava nel governo di Narni, solo nel 1815 il Castello di Poggio divenne appodiato di Otricoli, con il nome di Poggio di Otricoli.

Nel 1857 vi furono le ultime elezioni svoltesi sotto il dominio pontificio e nel 1861 venne istituito il primo consiglio municipale dopo l’unità, con il nuovo sindaco il conte Francesco Ruiz De Cardenas; i primi problemi da affrontare furono quelli relativi alla servitù di pascolo, alla bonifica del porto fluviale e dell’antico alveo del Tevere.
Anche Otricoli durante la prima guerra mondiale ebbe un periodo di grosse ristrettezze economiche, nel 1917 venne razionato il pane e il grano su ordine del prefetto di Terni, nel 1918 vennero applicate le tasse massime per bevande alcoliche e vini, sospesi mercati settimanali.
Nel 1937 venne realizzata la variante della via Flaminia, che tolse il fastidioso traffico automobilistico dal centro del comune.
Durante il secondo conflitto Mondiale nel 1943 Otricoli fu sede di un Comando militare tedesco e ne subì le conseguenze con un bombardamento che le recò danni; anche la sede comunale fu colpita e cosi pure la casa Birelli con l’arco interno della porta Maggiore.
Tra gli anni ’50 e ’70 vi fu un notevole decremento della popolazione per l’emigrazione dalle campagne verso i centri industriali come Terni, Nera Montoro, Narni, dagli anni ’80 in poi la popolazione  tornò ad aumentare in concomitanza con un imponente sviluppo edilizio nella zona circostante il borgo medievale e la via Flaminia.