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Altri importanti monumenti

Le mura, la rocca e il borgo


La città in età medioevale si sviluppò con una pianta allungata, che seguiva il naturale andamento dello sperone sul Tevere il cui abitato, costruito interamente in tufo, era suddiviso in cinque antichi rioni. Il perimetro murario anche se facilmente individuabile risulta di difficile datazione; le mura sono menzionate sin dal 1091, insieme alla Porta Maior, in un “Regesto Farfense”, nel 1215 per la loro ripristino dopo la distruzione da parte dei narnesi e tra il 500 e il 700 per diverse opere di restauro. Il centro storico è caratterizzato dalla presenza di due porte (la Porta Maior e Porta San Severino), tre torri rotonde, due torri quadrate asimmetriche e dalle strutture rimanenti, di una piccola Rocca costruita alla fine del 1300.

L’insediamento sul colle, con queste fortificazioni, ebbe il valore di acropoli, cioè di un’area più munita e attrezzata per lunghi assedi e in cui si sarebbe potuta rifugiare la popolazione delle campagne circostanti. Quando diminuì l’importanza militare della Rocca, si sviluppò, ai lati della strada consolare, l’edilizia che diede vita al Borgo; nel Borgo, difeso da due Porte oggi non più esistenti, vi erano numerose osterie e locande, le botteghe artigiane e una stazione di posta per soddisfare le esigenze dei viaggiatori.
Tra il 1400 e il 1500 la città subì notevoli innovazioni, come l’inglobamento del Borgo nella cinta muraria preesistente, lo spostamento di un tratto delle mura e la deviazione della strada principale, che le diedero un aspetto molto simile all’attuale.

La Chiesa di San Fulgenzio


La Chiesa  di San Fulgenzio collocata lungo l’ipotetico tracciato dell’antica Via Flaminia, venne più volte restaurata, sospesa al culto poi ripristinata, intitolata dapprima a San Fulgenzio compatrono di Otricoli venne poi dedicata nel 1756 alla Madonna del Buon Consiglio, culto importato dal Cardinale Albani.

La sua ubicazione adiacente alla strada romana  suggerisce l’ipotesi che ospitasse le reliquie di S Fulgenzio, dei martiri Eleozimo, Nettario, Leopardo e Corona traslati nella cattedrale di S. Maria nel 1316.
L’edificio ha una pianta rettangolare con copertura lignea a due falde e campanile sul lato sinistro della parete di fondo, nonostante la chiesa abbia un aspetto rurale, vi sono degli elementi di estremo interesse che fanno supporre si tratti di un corpo paleocristiano inglobato in un edificio di più recente costituzione, sul lato volto verso la strada vi sono tre archi di tre finestre ed un controarco con porta sottostante, traccia di altra finestra è sul lato opposto, sulla parete di destra è presente un lacerto di affresco raffigurante la vergine.
La facciata caratterizzata da tre finestre, due di forma quadrangolare e una posta in alto rettangolare, il portale  molto semplice ha alla base dei gradini realizzati con pietre di recupero.

La Chiesa di San Vittore


Le prime notizie relative alla chiesa, in origine Abbazia Benedettina risalgono  al 1227, dalle fonti emerge che l’abate del monastero di San Vittore si appellò al pontefice Onorio III per  non sottostare all’autorità di Narni.

Ciò che rimane dell’edificio monastico è ben poco, un ampio portale con stipiti in travertino sormontati da un architrave dello stesso materiale, ed un tratto di muro in blocchi di tufo squadrati.
Le progressive inondazioni del Tevere e i conseguenti dissesti causarono la cessazione della comunità monastica nella seconda metà del XIII secolo, poi l’abbandono e la progressiva distruzione degli edifici del complesso abbaziale.
Una rovinosa alluvione della fine del XVI secolo comportò la definitiva distruzione della struttura di cui si era tentato un restauro nel 1579.
L’attuale chiesa di San Vittore fu inaugurata nel 1714 voluta dal Cardinale Carlo Bicchi, negli scritti dell’Antal si ricordano i trasferimenti di basi e capitelli antichi dal podere Cisterna .
La chiesa di pianta rettangolare voltata a botte, con facciata sormontata sul lato sinistro dal campanile e il portale circondato da due finestre rettangolari.
All’interno sulla parete di fondo è presente una finestra ellittica a sinistra un’apertura rettangolare e numerosi materiali archeologici inglobati nella struttura muraria, tra questi un’iscrizione frammentaria in latino  e un capitello corinzio.

Castel delle Formiche

Il castello era costituito da una cinta merlata, composta da scaglie di tufo, inframmezzata da torri quadrate. All’interno dovevano sorgere solamente un’alta torre di osservazione e una chiesa intitolata a San Benedetto da Norcia, ancora esistente nei primi decenni dell’Ottocento. Di questi edifici, come del culto del santo, oggi non è rimasto nulla. Effettivamente la chiesa, forse acquisita dal demanio dopo il 1860, venne venduta a privati alla fine del secolo scorso e fu completamente ristrutturata per essere adibita ad abitazione. La cinta muraria è stata manomessa in più punti dagli edifici privati sorti nel corso dei secoli all’interno del fortilizio, ma è ancora ben leggibile. Gli ingressi erano due ed erano rivolti verso Terni e verso Roma. Sono ancora ben leggibili, anzi, uno di essi presenta lo stemma della famiglia Montoro nella chiave di volta. Il castello era collegato alla via Flaminia da due sentieri, uno dei quali è stato ampliato ed è oggi utilizzato per accedere al complesso. La presenza di vegetazione, la particolare esposizione e le numerose case private conferiscono al castello l’aspetto di un piccolo villaggio fuori dal tempo.