Poggio di Otricoli è un piccolo borgo posto su un altura a 387 m slm, appoggiato sul declivio del versante occidentale del monte S. Pancrazio (1027 m), porzione meridionale della Catena narnese – amerina, da cui domina la sottostante valle del Tevere e l’Alta Sabina. Dall’alto del borgo si può dominare con lo sguardo l’intera vallata, andando ben oltre i confini geografici con il vicino Lazio. Il suo toponimo, molto comune in queste zone dell’Umbria e della Sabina, deriva dal termine latino podium-ii che significa piccola altura e sta ad indicare proprio la disposizione collinare di questi borghi e paesi che portano questo nome. Il caratteristico centro storico, ancora oggi circondato dall’originale cinta muraria, è aggrappato alla montagna calcarea e circondato da boschi sempreverdi di leccio, pino e corbezzolo. Oggi sono più poche le persone che vi risiedono tutto l’anno, mentre d’estate torna a popolarsi, caratterizzandosi come luogo di villeggiatura tranquillo e fresco, analogamente a quanto succede nei paesi limitrofi. Ai suoi piedi, invece, si estende la nuova zona residenziale della frazione S. Maria, sviluppatasi a partire dal dopoguerra, dove iniziano le colline sabbiose e argillose che degradando arrivano fino al Tevere.

Nei pressi di Poggio, presso il ponte che ancora ne porta il nome, si trovano i pochi resti del Castrum Alvenino, situato sul monte omonimo: era un castello fondato nel medioevo e abbandonato nel ‘500 in seguito ad un’epidemia di peste che colpì la zona e ricordato nelle cronache perché i suoi abitanti superstiti si trasferirono nella vicina Calvi.

Cenni storici

Sebbene Poggio e il suo contado fossero abitati sin dall’epoca romana, come hanno dimostrato recenti scavi archeologici condotti nella zona denominata Aravecchia che hanno portato alla luce i resti di una villa rustica, la prima testimonianza scritta riguardante il castello risale al 1237 ed è contenuta in una pergamena conservata presso l’Archivio Storico Comunale di Narni. Tale documento è un atto di vendita, stipulato il 14 aprile di quell’anno nella casa di Filippo Brucii a Borgaria, con il quale Egidius figlio di Berardus Egidii vendette a Theballuccius Dorgani e ai suoi eredi tutte le terre, vigne, case, casali, monti, acque, selve, ma anche le famiglie e tutte le altre cose che possedeva in comproprietà con i suoi fratelli e le sue sorelle presso castrum Podii medii (ASCN, Fondo diplomatico, doc. 30.2). In seguito, gli eredi di Tebalduccio Dorgani vendettero i possedimenti del Poggio alla città di Narni, che era interessata a queste terre ricche di pascoli, frutteti e soprattutto di boschi, considerati importanti fonti per l’approvvigionamento sia di legname che di selvaggina. In epoca medioevale si chiamava quindi Poggio di Mezzo o Castrum Podii Medii ed era assoggettato al comune di Narni, come riportato dagli Statuti comunali della città del 1371. I documenti dell’epoca narrano inoltre delle continue dispute con la vicina Calvi per questioni di confini e di proprietà del Monte S. Pancrazio, terminate nel maggio del 1456 con il lodo di Bernardo Ruverio, Governatore di Narni, che stabilì i confini definitivi tra i due castelli, che sono quelli ancora attuali. Nel corso del XVI, XVII e XVIII secolo ci furono numerosissime liti tra confinanti e altrettante dispute sulla giurisdizione dei boschi e dei pascoli: presso l’Archivio Storico Comunale di Narni sono conservate, in diversi faldoni, le numerose carte che documentano questo continuo dibattere su questioni di confini, permessi di cacciare, tagliare legna, pascolare, che videro contrapporsi pubbliche magistrature, ma anche singoli proprietari o contadini. Persino don Gelindo Ceroni ribadiva che gli abitanti di Poggio si erano sempre dimostrati “orgogliosi delle loro avite tradizioni e delle guerre sostenute per la legittima difesa dei loro diritti e l’onore dei loro focolari”. All’inizio del XIX secolo Poggio ottenne lo status di comune indipendente, ma non avendo sufficienti mezzi per la gestione del suo territorio, nel 1815, divenne frazione di Otricoli, assumendo così la denominazione di Poggio di Otricoli.

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La Rocca, le mura e le torri

Poggio conserva tutto il fascino di un castello medioevale. Il centro storico è ancora oggi circondato dall’originaria cinta muraria in muratura in blocchetti calcarei, munita di sette torri. La più grande di esse, detta Rocca, è posta nella parte più elevata dell’abitato e domina l’intera vallata. Si tratta di un alto edificio a pianta quadrangolare costruito nel XIV secolo, articolato su più piani e quasi privo di aperture verso l’esterno. Da essa partono i due rami di mura con le torri che circondano tutto l’antico abitato, sfruttando la morfologia del terreno. La torre ovest, a pianta rettangolare con volta a botte, è stata riutilizzata successivamente come edicola votiva. Le altre torri, tutte a pianta quadrangolare, si caratterizzano per la presenza di feritoie, realizzate con scopo difensivo per l’utilizzo di archi e balestre, armi tipiche dell’epoca di costruzione. Nella parte bassa della cinta muraria si apre invece la porta di accesso al paese, detta comunemente Trasanda, perfettamente conservata e nella quale è visibile ancora un’apertura sovrastante l’ingresso, utilizzata anch’essa per scopi difensivi. L’impianto viario di questo castello è caratterizzato da stretti vicoli ad andamento curvilineo ed irregolare, a forma di nocciolo compatto, e si sviluppa lungo due vie principali, la via Maestra, che dalla Rocca scende fino alla piazza antistante la chiesa di S. Nicola, e la via della Rocca.