L’attuale centro abitato di Otricoli si trova sulla sommità della collina che sovrasta l’area archeologica, nello stesso luogo occupato dalle popolazioni preromane: una posizione dominante, su un lungo tratto della valle del Tevere, che imprime all’insediamento urbano l’aspetto di roccaforte da cui derivò il nome. La storia di Otricoli è legata alla sua condizione di castrum speciale, determinata dalla sua importante posizione strategica: un castello umbro lambito dal Tevere e attraversato dall’antica Via Flaminia. L’attuale centro storico risulta particolare conservando, all’interno della cinta muraria altomedievale, edifici e monumenti di epoche storiche anche molto lontane tra loro che vanno dall’età medievale fino al novecento. L’elemento più qualificante del “castello” è il suo centro caratterizzato dalla presenza di due profferli di tipo viterbese, da grandi palazzi rinascimentali e altomedioevali e soprattutto dalla Collegiata preromanica dedicata a S. Maria Assunta e dal Palazzo Priorale, attuale sede dell’ Antiquarium Comunale. Nel corso dell’anno, il centro storico di Otricoli, rivive la sua storia grazie a numerose manifestazioni enogastronomiche e rievocative che lo rendono meta di viaggio per numerosi turisti alla ricerca di storia, arte e sapori, turisti e curiosi come voi.

Età preromana

Le evidenze di un insediamento umano risalgono al VIII sec. a.C., con resti della prima età del Ferro rinvenuti nei pressi della loc. Sgorga, a ridosso del Tevere: questa era una zona strategica per gli scambi commerciali con l’Etruria e il Lazio perché ad ovest confinava con il territorio falisco e a sud est con la Sabina tiberina, luoghi che presentano numerose testimonianze dell’età preromana. L’antico abitato sorgeva sul colle dove è situata la moderna Otricoli e doveva essere difeso da una struttura muraria costruita con grossi blocchi tufacei assemblati a secco, ancora visibili in due diversi punti della cinta medievale. Non restano, invece, tracce delle porte originali che molto probabilmente erano collocate in corrispondenza di quelle medioevali, Porta San Severino e Porta Maggiore. I reperti più antichi rinvenuti provengono dalle necropoli arcaiche ubicate sul pianoro sottostante l’attuale centro storico: in particolare in loc. Cerqua Cupa, pod. Lupacchini, loc. Crepafico, dove i rinvenimenti di tre tombe, tutte scavate nel bancone tufaceo e databili tra il VI ed il VII secolo a.C. , hanno riportato alla luce numerosi oggetti riferibili ai corredi funerari e attualmente conservati nell’Antiquarium di Casale San Fulgenzio.

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Età romana

Ocriculum, alleata di Roma nel 308 a.C., dopo la battaglia di Mevania, svolse una funzione strategica come città di confine tra l’Umbria e la Sabina e come punto di scambio tra la viabilità fluviale e terrestre lungo il Tevere e la via Flaminia. I rapporti commerciali con Roma erano, infatti, intensi grazie sia al porto fluviale sul Tevere, detto “Porto dell’Olio”, di origine romana, ma usato anche per tutta l’età papale che alla via Flaminia, realizzata nel 220 dal console Flaminio. Ascritta alla tribù Arnensis, Ocriculum divenne municipio e, nella suddivisione operata da Augusto, venne assegnata alla Regio VI, di cui costituì l’estremo lembo verso la Sabina. In età imperiale ebbe vita fiorente con un’economia basata sull’agricoltura, sul commercio e sull’industria figulina e di tegole e mattoni; le bellezze naturali del territorio, inoltre, la rendevano anche un luogo adatto per la villeggiatura. La città venne distrutta fra il 569 ed il 605 d.C. durante l’invasione longobarda. L’abbandono della città sviluppata su un’ansa del Tevere nella seconda metà del VII sec. d.C., a vantaggio del recupero del colle preromano, fu dovuto ad un insieme di fattori, tra i quali le numerose inondazioni del Tevere e gli spostamenti del letto del fiume.

Età Medioevale

Alla fine del VII sec. d.C., recuperato il sito originario sul colle, la città di Otricoli entrò definitivamente nell’orbita del papato. Dopo le dispute con il Comune di Narni, nei primi secoli dopo il Mille la sua storia venne a coincidere con quella dello Stato Pontificio fino al 1860, quando con il plebiscito del 4 novembre, l’Umbria venne annessa al Regno d’Italia. Durante il dominio Pontificio le principali risorse economiche di Otricoli erano l’agricoltura e il commercio di prodotti alimentari; essendo posta lungo una delle principali arterie dello Stato Pontificio, la città di Otricoli era caratterizzata dalla presenza di molte osterie che si affacciavano sulla via consolare e che erano luoghi di ristoro, di sosta e di mescita del vino. Nei pressi di Otricoli si trovava l’osteria delle Rocchette e nel borgo quelle dell’Angelo, delle Chiavi, del Pozzo, della Corona, del Sole e dei Bersiani. Erano edifici a due piani con portici, stalle, cantine, fienili e orti con alberi da frutto; le stanze da letto si trovavano al secondo piano ed erano assai economiche, anche se ne esistevano, anche, alcune per gli ospiti illustri, come quelle del Cardinale dell’osteria dell’Angelo. In una delle taverne era collocata, inoltre, la sede della stazione di posta delle lettere e di cambio dei cavalli.

Età Moderna

Al dissolversi dello Stato Pontificio, il Comune di Otricoli apparteneva alla Delegazione Apostolica di Spoleto, dipendente dalla delegazione di Perugia, Spoleto e Rieti, e rientrava nel governo di Narni. Solo nel 1815 il Castello di Poggio divenne appodiato di Otricoli, con il nome di Poggio di Otricoli. Nel 1857 vi furono le ultime elezioni svoltesi sotto il dominio pontificio e nel 1861 venne istituito il primo consiglio municipale dopo l’unità d’Italia, con il nuovo sindaco il conte Francesco Ruiz De Cardenas: i primi problemi da affrontare furono quelli relativi alla servitù di pascolo e alla bonifica del porto fluviale e dell’antico letto del Tevere. Otricoli, come tutti i centri limitrofi, durante la prima guerra mondiale ebbe un periodo di grosse ristrettezze economiche: nel 1917 vennero razionati il pane e il grano su ordine del prefetto di Terni, nel 1918 vennero applicate le tasse massime per bevande alcoliche e vini e vennero sospesi i mercati settimanali. Nel 1937 venne fu costruita la variante stradale della via Flaminia, che tolse il fastidioso traffico automobilistico dal centro storico del comune. Durante il secondo conflitto Mondiale, nel 1943, Otricoli fu sede di un Comando militare tedesco e ne subì le conseguenze con un bombardamento che le arrecò danni: furono colpite la sede comunale, la casa Birelli e l’arco interno della porta Maggiore. Tra gli anni ’50 e ’70 vi fu un notevole decremento della popolazione per l’emigrazione dalle campagne verso i centri industriali come Terni, Nera Montoro e Narni. Dagli anni ’80 in poi invece, la popolazione è tornata ad aumentare, in concomitanza con un notevole sviluppo edilizio nella zona tra il borgo medievale e la via Flaminia.

Monumenti

L’attuale centro storico conserva edifici e monumenti di epoche storiche anche molto lontane tra loro, circondati e “difesi” dalla cinta muraria altomedievale. Tra vicoli e piazzette, l’architettura degli edifici del centro storico è caratterizzata dalla presenza di importanti edifici come: due profferli di tipo viterbese (le caratteristiche scale esterne tipiche dell’architettura civile medioevale), numerose costruzioni totalmente tufacee, grandi palazzi rinascimentali e soprattutto la Collegiata S. Maria Assunta. In epoca moderna, contemporaneamente alla nascita del Borgo e cioè di “un paese accanto al castello”, con vita propria e con caratteristici edifici dell’800 e del ‘900, il centro storico ha continuato a trasformarsi grazie alla costruzione di edifici di notevole valore. Elementi qualificanti dell’architettura del Settecento sono l’ Oratorio di San Giuseppe da Leonessa, la Chiesa di S. Salvatore, il Palazzo Priorale, attuale sede comunale e dell’Antiquarium Comunale, e la casa Squarti-Perla con il suo eccezionale portale costruito interamente con frammenti antichi di epoca romana. Di particolare rilievo sono, inoltre, per i secoli XIX e XX tre palazzi interni al centro storico situati nei pressi della Collegiata, oltre ai portici del Borgo che erano le antiche stazioni di posta.

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