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Territorio montano

Abbiamo un patrimonio boschivo nel quale la parte del leone è del leccio, ma sono presenti anche il castagno, la quercia, il cerro, l’orniello, l’olmo,… Tra le specie arboree ricordiamo il pino di Aleppo, il sorbo domestico, il terebinto, il corbezzolo, l’acero montano, il sambuco, l’alloro. In tutte le stagioni si possono osservare le manifestazioni della flora; così, per esempio, nel periodo invernale si può ammirare il lussureggiante splendore del viburno, con le drupe tondeggianti di colore blu-nero con riflessi argentei. Sui prati montani si possono incontrare numerose piante note per le loro virtù medicinali come la santoreggia (chiamata localmente mentuccia), il finocchio selvatico, l’elicriso italico dall’intenso profumo di nettare, l’elegante euforbia arborea, la borragine dai fiori blu cobalto e, non ultima, la juniperus sabina, arbusto dal forte odore e dal sapore aromatico e resinoso.

Tra le specie erbacee si possono trovare alcune orchidee spontanee del genere Orchis e Ophris. Da ricordare infine i prodotti pregiati dei boschi: i funghi ed i tartufi. Tra i funghi ricordiamo quelli che hanno una maggiore fama gastronomica come il porcino, l’ovolo buono ed il galletto.

Per quanto riguarda la fauna, nei nostri territori sono spariti il lupo tra gli anni 1950/1960, l’orso i cui ultimi avvistamenti risalgono al 1500, il cervo e il capriolo intorno al 1600. Sono invece presenti in modo esteso il cinghiale, a causa della sua alta capacità di riproduzione e della sua rusticità. Tra i mammiferi di taglia inferiore possiamo incontrare l’arvicola, il quercino, il riccio, il moscardino, il ghiro, il gatto selvatico, l’istrice, la lepre, la faina, il tasso, la donnola, lo scoiattolo e naturalmente la volpe.

Tra gli uccelli possiamo vedere passeriformi quali la civetta, l’assiolo, il gufo, la poiana, il cuculo, il colombaccio, la cornacchia grigia, il picchio, il falco pellegrino, il gheppio, la ghiandaia, la cincia, la gazza, l’allocco, il barbagianni e l’ upupa. Gli anfibi presenti nelle nostre zone sono il rospo comune, la raganella, la salamandrina, il tritone comune e crestato, vari tipi di rane (verde, italica, dalmatina) e l’ululone dal ventre giallo. Tra i rettili abbiamo l’orbettino, il ramarro, la lucertola campestre, la luscengola, il cervone, il biacco, la coronella austriaca, il colubro di Esculapio, la natrice e non ultima la vipera. Negli artropodi, oltre alle specie comuni, una nota particolare riguarda un lepidottero (farfalla) di grandi dimensioni e di notevole bellezza: Caraxes Jasus. Questo insetto, superstite di una fauna mediterranea calda africana, nella forma larvale di bruco, si nutre del corbezzolo.

Quante meraviglie alla portata dei nostri sensi per vivere e respirare scorci naturali di sconosciuta ed infinita bellezza!

Qui, la permanenza dell’antica tradizione rurale ha generato un rapporto particolare che lega il paesaggio ai prodotti tipici del territori. Il paesaggio fisico di Poggio propone all’interno dei confini amministrativi il dualismo fra montagna calcarea e colline sabbiose-argillose: le prime occupano la parte orientale, le seconde quella occidentale. Le quote maggiori sono raggiunte nella zona est e nord-est dell’isola: quella massima si trova, per la precisione, sul versante occidentale del Monte S. Pancrazio, dove il confine con Calvi e Stroncone si spinge quasi sino alla vetta (1027 m). Il versante occidentale del Monte S. Pancrazio, dapprima piuttosto acclive, si addolcisce attorno agli 800 m, quindi si protende verso Poggio, con la cima smussata e tondeggiante del Monte Scetelle (o Cetelle o Acetelle) (801 m) il secondo rilievo, per altezza, dell’isola. A nord dello Scetelle, oltre l’incisione del Fosso Aravecchia, si erge il Monte Perello (676 m). Il confine con Narni corre sulla sua vetta e, proseguendo in direzione nord-ovest, su quella del Monte Oriolo (619 m). Questi rilievi digradano verso la parte occidentale dell’isola in maniera alquanto articolata.

Dopo essersi innalzato a 492 m con lo sprone costituito dal Colle del Tiglio, il Monte Scetelle raggiunge con miti pendenze il Fosso della Spinarola a sud e quello dell’Aravecchia ad ovest. Questi due corsi d’acqua corrono in avvallamenti rispettivamente a nord ed a sud della collina che ospita l’abitato di S. Maria; ad ovest di questo un avvallamento, solcato dal Fosso l’Aia, porta ad un’altra groppa collinare, Colle del Sole. Spostandosi in direzione di Otricoli si incontra un nuovo ristretto assolcamento in cui scorre nuovamente il sinuoso Fosso Aia. Il Monte Perello ed il Monte Oriolo digradano in maniera altrettanto articolata: il loro versante occidentale si distende dapprima in dolci pendii, quindi si innalza in sproni tondeggianti che, con pendenze piuttosto elevate, giungono al corso dell’Aravecchia. L’isola presenta quindi una morfologia divisa in due parti ben distinte dal tracciato della provinciale Calvese che, ad ovest si snoda a ridosso della zona con le pendenze più elevate e dai caratteri decisamente montuosi, mentre ad est costeggia quella della morfologia più dolce. La provinciale individua anche il confine geologico fra la parte calcarea e quella sabbioso-argillosa.

L’idrografia è imperniata sul Fosso Aravecchia; tale corso d’acqua si origina nell’avvallamento che divide i versanti del Colle di Vasciano (925 m) e del Colle Ventatoio (909 m); giunto a sud di Poggio piega verso nord-ovest, quindi riceve, presso Ponte Arverino, le acque del Fosso dell’Inferno (che segna per un tratto il confine nord-ovest con Narni). A partire dalla confluenza piega questa volta verso sud, costeggiando il Colle di S. Maria; con il nome di Torrente l’Aia, raggiunge poi il confine con Calvi, infine prosegue verso il territorio di Otricoli. Da segnalare è pure il Fosso della Spinarola che, segnato il confine con Calvi, confluisce nel Torrente l’Aia poco a sud di S. Maria. La vegetazione spontanea presenta una distribuzione ineguale. Anche in questo caso la provinciale per Calvi funge da confine; ad ovest il bosco è presente in lembi isolati mentre ad est le zone montuose sono fittamente boscate: il bosco riveste interamente i versanti dei rilievi orientali dove, oltre alle latifoglie (lecci, carpini, roverelle, aceri) è da segnalare la presenza di discrete estensioni di Aleppo (Pinus halepensis), sui versanti del Colle Roncione (478 m), poco ad est di Poggio. La copertura boschiva si presenta uniforme; solo in alcune limitate zone della parte nord dell’isola si dirada, lasciando spazio ad esigui pascoli che sarebbe più corretto definire boschi radi.

Una vacanza in campagna sulle colline di Poggio di Otricoli offre panorami incontaminati composti da verdi colline, vallate, boschi, il borgo medioevale, luoghi sacri e di culto, itinerari eno-gastronomici, folklore e tradizioni che si fondono armoniosamente. E proprio queste caratteristiche fanno del nostro territorio una meta , in grado di conciliare il benessere del corpo e con la serenità dell’anima.

Per informazioni ed escursioni: Associazione Viatores
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