I Musei della città di Otricoli

I due musei archeologici di Otricoli collegano le tre principali identità storiche di Otricoli: il centro preromano (VII sec. a.C.), l’antica città romana di Ocriculum (I sec. a.C.-VII sec. d.C.) e l’attuale centro storico medievale. L’Antiquarium Casale San Fulgenzio, situato all’interno dell’area archeologica di Ocriculum, e l’Antiquarium comunale, situato invece nel centro storico, conservano al loro interno reperti di grande pregio rinvenuti durante le campagne di scavo condotte nell’area archeologica di Ocriculum e presso le necropoli di Cerqua Cupa e Crepafico dal 1960 al 2005. I corredi funerari integri di tre tombe di età preromana (VI-VII a.C.), i numerosi manufatti di pregio dell’Ocriculum romana e i numerosi materiali lapidei precedentemente riutilizzati come materiale di decorazione del centro storico altomedioevale permetteranno al visitatore di “ripercorrere” idealmente un tratto di storia lungo circa venti secoli.

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Antiquarium comunale

Il Museo, situato all’interno del Palazzo Priorale di Otricoli, collega con un percorso didattico ideale le tre identità storiche di Otricoli: il centro preromano, l’antica città romana di Ocriculum e l’attuale centro storico medievale, ricco di materiali antichi riutilizzati nel tessuto urbano. Nell’Antiquarium sono esposti reperti archeologici di notevole pregio provenienti dalla città romana di Ocriculum; di particolare interesse sono l’unico calco originale della testa colossale di Giove (di 58 cm.), una raccolta archeologica di superficie, un peso da bilancia, una mensa da altare, quattro iscrizioni funerarie decorate, un sostegno da tavola e numerosi materiali lapidei precedentemente riutilizzati come materiale da decorazione o da costruzione nel centro storico. Il Giove di Otricoli La testa marmorea, dell’altezza di ben 58 cm., fu rinvenuta ad Ocriculum alla fine del Settecento. Faceva parte di una statua di dimensioni colossali, con le parti nude realizzate in marmo e il resto del corpo in muratura e stucco (tecnica dell’acrolito). La figura rappresenta una divinità, molto probabilmente il Giove del locale capitolium, il tempio dedicato alla triade divina composta da Giove, Giunone e Minerva, ed era una copia della statua di Giove collocata all’interno del tempio capitolino di Roma. La statua di culto originaria, risalente alla fine del VI secolo a. C. andò distrutta in un incendio nell’83 a. C.. Un nuovo simulacro venne eseguito da un artista greco, Apollonio, che prese a modello la celebre statua dello Zeus di Olimpia, opera dello scultore Fidia. Lo Zeus di Olimpia, probabilmente la statua più famosa dell’antichità, doveva essere alto più di 14 metri ed era realizzato in avorio e oro. Il dio sedeva su un trono decorato da pitture e sculture: aveva il capo decorato da ramoscelli d’olivo, nella mano destra reggeva una statua raffigurante una Vittoria e nella sinistra teneva uno scettro sormontato da un’aquila. L’opera fu realizzata intorno agli anni trenta del V secolo a. C., subito dopo il completamento del Partenone. Questa statua di Apollonio servì da modello per le statue dei capitolia di molte città, tra cui, probabilmente, il Giove di Ocriculum. Mensa d’altare Il reperto archeologico costituisce una delle più antiche testimonianze (VI secolo a. C.) della cristianizzazione di Otricoli. Il piano di altare presenta su tre lati una decorazione a motivi vegetali: al centro del lato principale campeggia la croce, mentre il lato posteriore non è decorato, dal momento che l’altare doveva essere appoggiato al muro. Il piano superiore è incavato per contenere le offerte. Sostegno da tavola Il piedistallo marmoreo, databile al II secolo d.C., era probabilmente il sostegno centrale di un tavolo. Su una faccia rappresenta una figura femminile alata, forse una Vittoria; dall’altra è scolpita una cornucopia ricolma di frutta.

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Antiquarium Casale San Fulgenzio

L’Antiquarium Casale San Fulgenzio, situato all’interno dell’area archeologica di Ocriculum, è impostato su una cisterna romana a vista, costituita da un unico ambiente rettangolare coperto con volta a botte (lungo m. 28, largo m. 4,30 e alto m. 4,25) e pertinente ad una villa suburbana costruita in opera cementizia. L’intero ambiente di circa mq. 230, completamente ristrutturato per permettere la visita alla cisterna, ospita una sala adibita ai laboratori didattici e una mostra archeologica permanente costituita da reperti inediti e di grande pregio rinvenuti durante le campagne di scavo condotte nell’area archeologica di Ocriculum dal 1960 al 2005. Di notevole pregio tra i reperti archeologici esposti sono i vasi preromani in bucchero (rinvenuti nelle necropoli preromane di Cerqua Cupa e Crepafico), un’urna cinerarie marmorea decorata, numerose terracotte architettoniche, i frammenti di un letto funebre in osso decorato, varie iscrizioni, ritratti e sculture in marmo. I reperti archeologici preromani rinvenuti in località Crepafico Gli oggetti, riferibili ai corredi funerari delle tre tombe preromane (databili fra la metà del VII – VI sec.) rinvenute in località Crepafico sono reperti archeologici di grande valore. Della prima tomba: tre calici integri in bucchero (decorati con elementi geometrici attraverso la tecnica ad impressione) e alcuni materiali in ferro (cuspidi di lancia e una fibula). Riferibili alla seconda sepoltura, invece, due olpe, un Oinoichoe (tutti in bucchero, di fattura molto raffinata e con una superficie lucidata e lisciata) e una coppa su piede di argilla rosata acroma. Pertinenti, infine, alla terza tomba, quasi sicuramente femminile, un piccolo Alabastrum (contenitore per unguenti) e una lucerna acroma con corpo circolare e becco arrotondato. Urna cineraria a forma di anfora L’urna cineraria rinvenuta integra (nelle vicinanze del Monumento funerario rotondo, visibile all’interno dell’area archeologica di Ocriculum) e imitante l’anfora loutrophoros non è consueta e ricorda le slanciate anfore di alabastro egiziane; databile alla fine del I secolo d. C. il reperto ha un coperchio intarsiato di elementi vegetativi (edera colorata con dei lineamenti rossastri) che si incassa, con un dentello, ad un corpo decorato da grandi baccellature. Antefissa a figure intere Il reperto, proveniente dalla zona del Teatro di Ocriculum, è una delle più particolari terrecotte architettoniche conservate nell’Antiquarium Casale San Fulgenzio. Sul frammento, una sottile lastra di fondo a profilo rettangolare e dipinta in nero, è raffigurata a rilievo una coppia di un uomo e una donna stanti e completamente nudi: a destra l’uomo, dipinto in rosso, con la gamba destra portante e la sinistra appena scostata e flessa, tiene il braccio destro disteso lungo il corpo, mentre il sinistro è appoggiato sulle spalle della donna. La figura femminile, dipinta di rosa, ha entrambe le braccia distese lungo i fianchi e la gamba destra incrociata davanti alla sinistra. Le figure sono slanciate ed esili, i particolari anatomici non ben dettagliati. Scultura raffigurante bovino Il reperto rinvenuto negli anni ‘70 all’interno di una antica vasca di decantazione, in una zona interna all’area archeologica di Ocriculum interessata da strutture antiche, è una scultura in marmo rappresentante una vacca databile I sec. a.C. In posizione accosciata, con le gambe anteriori e posteriori piegate, ha la mammella gonfia di latte; la coda è ricurva sul dorso e tutti gli altri particolari anatomici ben evidenziati. Un foro nel muso testimonia un suo utilizzo probabilmente come fontanella. Peso da bilancia – errore o frode? L’oggetto di marmo, databile alla fine del IV secolo d.C., era destinato, come indica l’iscrizione, alla pesatura del legname, che era frequentemente trasportato via fiume Tevere dalla città di Ocriculum a Roma. Il peso dichiarato dall’epigrafe (150 libbre, corrispondente a circa 49 Kg.) non corrisponde al peso effettivo (pari a oltre 56 Kg.): i 7 Kg. di differenza sono, quindi, da attribuire ad un errore delle fabbriche artigianali locali che producevano i pesi o sono la testimonianza di un antico tentativo di frode?

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