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Storia


Ocriculum, alleata di Roma nel 308 a.C., dopo la battaglia di Mevania, svolse una funzione strategica come città di confine tra l’Umbria e la Sabina e come punto di scambio tra la viabilità fluviale e terrestre lungo la via Flaminia. I rapporti commerciali con Roma erano, infatti, intensi grazie al vicino porto fluviale sul Tevere detto “porto dell’Olio”di origine romana ma usato anche per tutta l’età papale, ed alla via Flaminia realizzata nel 220 dal console Flaminio.

Ascritta alla tribù Arnensis, divenne municipio e nella suddivisione operata da Augusto venne assegnata alla Regio VI, di cui costituì l’estremo lembo verso la Sabina.

In età imperiale ebbe vita fiorente con un’economia basata sull’agricoltura, sul commercio e sull’industria figulina e di tegole e mattoni; le bellezze naturali del territorio, inoltre, la rendevano anche un luogo adatto per la villeggiatura.

La città venne distrutta fra il 569 ed il 605 d.C. durante l’invasione longobarda. L’abbandono della città sviluppata su un’ansa del Tevere, nella seconda metà del VII sec. d.C., a vantaggio del recupero del colle preromano, fu dovuto ad un insieme di fattori tra i quali le numerose inondazioni del Tevere e gli spostamenti del letto del fiume.

I primi scavi regolari, condotti durante il pontificato di Pio VI portarono l’esplorazione di molti edifici monumentali, coma la Basilica e le Terme e le numerose opere d’arte rinvenute (mosaici, sculture, iscrizioni …) furono trasportate ai Musei Vaticani; in particolare un mosaico policromo (rinvenuto integro nelle Terme) e la testa colossale di Giove alta 58 cm., trasportate a Roma per via fluviale.